Con “Zagara”, Francamente firma un brano che mescola sacro e profano, elettronica e tradizione, in un cantautorato audace, sensuale e politicamente consapevole

Un brano miracolosamente instabile. Arriva così, su questa scia, Zagara, il nuovo singolo di Francamente, uscito in digitale per Basta Musica. È una canzone d’amore, sì, ma in senso poco convenzionale. L’amore qui è un’esperienza totalizzante, quasi mistica, tanto da evocare Santa Rosalia nel ritornello. È desiderio che consola e insieme spaventa. È carne, vento, città e pelle.

Francamente – progetto torinese trapiantato tra Berlino e Milano – costruisce una preghiera laica travestita da brano pop, con una scrittura ricca di immagini corporee e vivide (“le mie cosce sono fiori, corrono sul mare”) e una produzione stratificata. Alla base c’è un cantautorato raffinato che si nutre di contaminazioni elettroniche e popolari: fisarmoniche, cori da festa di paese, sintetizzatori freddi e malinconici che suonano come un’eco della cold wave tedesca. Palermo e Berlino non si fondono, si tengono per mano, lasciando spazio a un cortocircuito sonoro che sa di Battiato e Bronski Beat, Kate Bush e Giuni Russo.

L’artigianalità del pezzo si sente. Il lavoro condiviso con il produttore Goedi (Diego Montinaro) non rincorre l’hit da playlist, ma costruisce un mondo coerente e vibrante, in cui ogni suono risponde a una precisa esigenza narrativa. Zagara è musica queer nel senso più pieno del termine: fluida, non normata, libera di contaminarsi e mutare. Ed è anche politica, senza slogan. Una voce femminile che occupa spazio, canta la città e il corpo, il sesso e la fragilità, senza filtri e senza chiedere il permesso.

Il testo è poetico ma non criptico, accessibile senza banalità. È in grado di evocare una Palermo che vibra e respira tra balconi, scogli e voci popolari. In sottofondo c’è sempre qualcosa di sacro – ma mai moralista – che rende il brano stranamente liturgico, come un rito di passaggio tra paura e intimità.

Con Zagara, Francamente conferma un’identità forte e in continua trasformazione. Una voce originale che, invece di cercare un posto nel pop italiano, se lo costruisce su misura, nota dopo nota. Il tour estivo – tra festival queer, rassegne culturali e piazze – sembra il palco naturale per questa canzone che è, più di tutto, un invito a stare. Dentro il desiderio, dentro la musica, dentro la vertigine dell’amore.

“Zagara” di Francamente

TESTO DI “ZAGARA” DI FRANCAMENTE

Autori: Francamente, Diego Montinaro, Carmine Calia
Etichetta: Basta Musica

Voci dai balconi 
Costeggiano i lampioni 
Palermo che si sveglia sfatta 
E io sopra di te 

Suoni dai cantoni 
Donne come tuoni 
Palermo che mi mangia l’anca 
E io sopra di te 

Strette sui vagoni 
Le mie mani sono suoni 
Aprono portoni, corrono ai tuoi piedi e si schiantano sui nomi 

Dei tuoi nonni e dei nipoti 
Con le ossa tutte in fuori 
Le mie cosce sono fiori, corrono sul mare mentre a riva ti riposi 

Prenditi un poco cura di me 
Spaventami come Santa Rosalia 
Prendimi un poco sopra di te 
Spaventami come tu fossi regina 

Distese sopra il sole con gli scogli a far rumore 
Onde di persone che ci guardano curiose 
Pioggia sui bastioni mentre vola un ombrellone 
Palermo che rimane calma e io sopra di te 

Ferme sulle scale 
Hai le labbra di tua madre 
Sorridono ai rioni, smontano la rabbia di chi grida dai motori 

Noi che siam donne e non visioni 
Con le gambe sui cannoni 
Le gonne stese fuori 
Giocano col mare mentre a Riva ti riposi 

Prenditi un poco cura di me 
Spaventami come Santa Rosalia
Prendimi un poco sopra di te 
Spaventami come tu fossi regina 

Ancora ancora ancora le tue mani di sale 
Ancora ancora ancora tra le nostre risate 
Ancora ancora ancora le tue mani di sale 
Ancora ancora ancora tra le nostre risate 

Prenditi un poco cura di me 
Spaventami come Santa Rosalia 
Prendimi un poco sopra di te 
Spaventami come tu fossi regina 

Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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