È arrivato nel giorno di San Valentino il nuovo album di Brunori Sas, e mai data scelta fu migliore di questa. Ecco “L’albero delle noci”: dopo Sanremo 2025, la celebrazione di una vita nuova

Il sapore di una noce sa essere evocativo: il suo gusto affumicato, secco, autunnale riporta alla mente il ricordo di una casa di campagna, di un camino. Di una di quelle vecchie cantine dove d’inverno ci si ritrovava per una partita a carte, col freddo fuori e col calore umano ben custodito all’interno. Mondo duro fuori, sacra e avvolgente bontà dentro. Come una noce, come questo disco, il sesto in carriera di Brunori Sas, pubblicato proprio nel cuore della caotica settimana sanremese. Lui, per la prima volta all’Ariston, è andato vicinissimo alla vittoria con L’albero delle noci, canzone che dà titolo a questa nuova avventura discografica.

Un’avventura che il cantautore cosentino ha vissuto al fianco di Riccardo Sinigallia, produttore e “complice” di questo progetto il cui tocco è ben udibile attraverso le dieci tracce che danno corpo a questo lavoro, rilasciato in digitale – e nel più suggestivo formato fisico – nel giorno degli innamorati, San Valentino, per Island Records. Una data perfetta per la venuta al mondo di questo nuovo disco di Brunori Sas, neo-papà di Fiammetta, per cui ha scoperto l’amore di una vita nuova.

BRUNORI SAS, D’AMORE E VITA NUOVA

È un elemento ignoto, una sostanza sconosciuta che giace in un bicchiere e si lascia osservare, da quelli poco intrepidi da osare assaggiarla. Forse è amore, chi lo sa. Di certo ostinazione, quella di aggrapparsi a un qualcosa di forte e al tempo stesso fragile. Una grondaia attaccata alla parete da una cicca di gomma, instabile, eppure l’unico supporto, l’unico appiglio, per non cadere giù. Calibrare il peso, ricercare l’equilibrio, è un mestiere di sopravvivenza non per tutti, e bravo chi ci riesce. Come due pecore smarrite di un pascolo ormai direttosi lontano, ma che riescono comunque a non perdersi nell’infinito. Per non perdere noi è questo.

Siamo stati due eroi / a non perdere noi“, canta Brunori Sas, celebrando l’arte della resistenza in una storia di profondo amore. Il cantautore guarda a quella lucidità che bagna le parole al veleno, rimaste in bocca, e le aiuta nell’inghiottimento. Parole che avrebbero potuto seminare il male, ma che invece vengono spinte indietro, perché da difendere c’è qualcosa di ben più importante, che nessun incontro di boxe fatto a parole può e deve scalfire. Una canzone stupenda che sottolinea l’importanza cruciale della selezione della canzone apripista di un album.

“Per non perdere noi” di Brunori Sas

Dario Brunori scruta fuori alla finestra di casa sua e vece un albero di noci. A detta del cantautore, è lui che gli ispira le canzoni, che così come una noce cade alla sua maturazione, così un nuovo fiore d’ispirazione propaga il suo profumo nella mente dell’artista. Di certo è alla sua ombra che è nata la canzone che dà titolo – ma anche tanta anima – a questo disco: L’albero delle noci, protagonista della sua fortunata prima volta al Festival di Sanremo.

Una canzone che, a chi scrive questa recensione, non è arrivata al primo ascolto. La mente offuscata da ben altre produzioni targate Brunori Sas l’aveva relegata a una buona prova, ma sorella minore di altre canzoni frutto della sua penna e poetica. Un’idea, la mia, che non è poi troppo cambiata nel corso dei giorni, ma che di certo s’è ammorbidita, addolcita dalle note di un brano così puro e onesto, di cui l’autore non poteva che utilizzare le parole più giuste e adatte per poterlo descrivere:

Un brano che mi fa il cuore dolce e in cui ho cercato con coraggio di cantare la gioia, ma anche l’inquietudine che una nuova nascita porta con sé: l’amore che non chiede niente in cambio, la felicità assurda e a tratti incontenibile, ma anche la paura di poterla perdere ‘sta felicità, il rimpianto per la vita di prima, il tempo che non torna. E forse su tutto l’altalena perenne fra il bimbo che vorrebbe eternamente raccontare (e raccontarsi) favole e l’adulto che sa quanto importante sia ciò che risiede nell’ombra. La linea sottile che passa fra essere genitori e sentirsi ancora figli.

Il cammino verso questo nuovo disco, che ha segnato l’atteso ritorno di Brunori Sas dopo il grande trionfo di pubblico e critica di Cip!, era stato inaugurato a settembre scorso dal singolo La ghigliottina, terza canzone della tracklist, in cui la voce di Brunori spara immagini nitide e considerazioni spietate sulla contemporaneità italiana, macchiata da ideologie, guerre di ideali inconsistenti in cui nessuno vince, né le persone né le idee. Riff incalzanti e giri di chitarre danno forma ad un’affilatissima ghigliottina, quella che dà titolo al brano e affetta la realtà tricolore.

Tra le noci più corpose e saporite di questo albero, troviamo sicuramente La vita com’è. Nostalgica e bruciante, nella sua brutale onestà, che per quanto sia cifra stilistica del cantautore, trova sempre il modo di arrivare talvolta dritta al volto come uno schiaffo. Inserita nella colonna sonora della pellicola Il più bel secolo della mia vita, diretta da Alessandro Bardani, che stava per consegnare nelle mani di Brunori Sas il suo primo David di Donatello, intende ricordare a chi ascolta l’importanza di vivere la propria vita, anche se questa risulta nella realtà dei fatti distante da come la nostra immaginazione l’aveva dipinta. “Avere vent’anni o cento / Non conta poi mica tanto / Se non riesci a vivere la vita com’è“. Meravigliosa.

“La vita com’è” di Brunori Sas

Un pianoforte severo e incessante scandisce Pomeriggi catastrofici. Brano che assume quasi la forma di uno stornello in cui il cantautore mette in musica uno spaccato di famiglia del sud che si consuma nella provincia, fra icone e apatia domenicale. C’è poi Il morso di Tyson, altro singolo pubblicato in anticipo rispetto all’uscita del disco. La musica del brano rappresenta la prima sferzata nella tracklist dell’album, che abbandona le atmosfere a tratti acustiche o comunque minimali dei precedenti brani per accogliere un tappeto molto più indie pop, sostenendo un testo che parla di un amore a cui viene difficile abbandonarsi senza riserve.

Brunori Sas torna a casa, nella sua Cosenza, in Fin’ara luna, ritrovando non soltanto il dialetto di casa, ma anche l’ispirazione che soltanto la propria terra sa regalare. Qui il cantautore offre una delle prove di maggior spessore dell’album. Una noce dal retrogusto amaro, questa, che canta nel ricordo di Maria, volata via fino alla luna, che il protagonista raggiungerebbe anche a piedi, se ciò potesse bastare per ricongiungersi con la propria amata. In Più acqua che fuoco Brunori vira verso atmosfere rock e distorte, mentre il testo rievoca immagini di vita passata. Non indimenticabile.

Luna non essere triste / Se i tuoi figli non li vedi più / È il destino di ogni madre / È il destino di ogni padre“. Il dolore che lascia trascinato dietro sé l’ascolto di Luna nera è complicato da quantificare. Questi versi scritti e cantati da Dario Brunori, che qui torna a riferirsi alla luna, osservandola dal basso in un intimo dialogo notturno, fanno male e colpiscono paradossalmente di più quando all’ascolto c’è un figlio, più che un genitore, a cui resta l’amaro compito di empatizzare con la più triste e solitaria luna che si sia mai vista. Un capolavoro.

“Luna nera” di Brunori Sas

Il sipario su questo sesto capitolo discografico della carriera di Brunori Sas cala con Guardia giurata. Qui le immagini si susseguono lentamente: fuori i minuti passano inesorabili verso la fine del mondo e il protagonista cerca in tutti i modi di forzare le resistenze della guardia giurata di un ospedale, unico grado di separazione tra lui e la sua prima bambina, appena arrivata sulla terra. L’emozione di Brunori è palpabile nelle battute finali della canzone: “E in quella stanza d’ospedale / Tipo la notte di Natale / Io, tu e tua madre / Tutta la vita, tutto l’amore“. Alla fine sta tutto qui, nell’amore che nasce, in una vita nuova che accende la luce intorno, custodita dall’ombra di un albero di noci.

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Valutazione:
★ ★ ★  ☆

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Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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