In “Senza fine”, il suo nuovo album, il cantautore Guido Maria Grillo canta di amore e tormento, addii e mancati ritorni, in un bellissimo capitolo di musica napoletana unita a world music e cantautorato tradizionale
“Tuorn’a casa, nun pazziammo, ‘stu core ‘o stai straccianno, ohi Ninì / Forse chest’è ‘a vota bbona, chest’è ‘a vota bbona ca me fai ‘mpazzì / Sto ‘a vent’anni ‘a sta fenestra e mò ‘e turnà Ninì“. Recita così l’ultimo inciso di Lettera a un figlio (Guido Grillo). L’ultima canzone, l’ultimo soffio di un’opera, quella di Guido Maria Grillo, piena e lacerante, sanguigna e appassionata. La chiosa ad un disco, Senza fine, pubblicato oggi per la discografica Visage Music, in cui la world music s’incontra con la musica d’autore italiana, il dialetto partenopeo s’abbraccia con la lingua madre d’Italia e crea una magia.
Dieci canzoni, quelle che danno corpo alla tracklist di Senza fine, un’opera quanto mai variegata e colma di sfumature, arrivata oggi sul mercato musicale ad un anno dalla grande affermazione di Guido Maria Grillo al Premio Andrea Parodi, prestigioso festival dedicato alla world music in cui l’artista campano s’è distinto nella rosa dei finalisti. A dare seguito ai consensi ottenuti da pubblico e critica, arriva adesso questo lavoro, in cui Grillo dà ampio sfoggio delle sue più brillanti caratteristiche.
Una straordinaria vocalità che guarda ad un suo mito da sempre, Jeff Buckley, ed un’intensità teatrale – mondo a cui Guido Maria Grillo non è certo estraneo – al servizio di canzoni dalla grande impronta mediterranea e non soltanto per via del dialetto napoletano, presente in diversi episodi all’interno del disco – tra cui nelle reinterpretazioni dei classici vesuviani Voce ‘e notte e Catarì – ma anche nei suoni, che si rifanno ad atmosfere medio-orientali.

Nei testi di Senza fine, Grillo spazia tra più argomenti mantenendo un’eleganza sopraffina, da autentico chansonnier: l’amore è fonte di un profondo tormento, a partire già dalla canzone che apre l’album, Tu sei casa mia, dove il dolore di un addio si bagna tra lacrime poetiche. Ecco, proprio il concetto stesso di addio torna spesso all’interno di questo lavoro, come nella struggente Senza fine, title-track dell’opera di Guido Maria Grillo, dove troviamo un figlio al capezzale della madre, a riscoprire l’essenza primordiale dell’amore eterno.
“Se un giorno, figlio mio, ti potessi raccontare quant’è difficile imparare, che per quanto accetti di lottare, potrebbe non bastare / A resistere all’indifferenza di chi ti appare ostile, sollevandoti da terra, a costo di restare in bilico“, è l’appassionato testo di Non arrenderti, tra i brani più belli di questo nuovo disco di Guido Maria Grillo, in cui è un padre a parlare al proprio figlio e a tutte le nuove generazioni, chiamate a difendersi e a sfuggire via dal rischio costante di rimanere ingabbiati nella vanità nell’effimero, imparando invece a lottare per quella voce di rivoluzione che si sente dentro.
La meravigliosa poetica del cantautore campano s’incontra con l’estro del leader dei Marlene Kuntz, Cristiano Godano, presente in Senza fine nella traccia cardine dell’intero lavoro, Veleno, in cui è ingombrante il vuoto all’interno di una casa, lasciata da una madre che nelle sue ultime battute di vita non rispondeva più di sé, lasciando adesso il figlio a cercarla nel suono delle onde del mare, in una malinconica conversazione senza risposte.
E poi Lettera a un figlio, l’atto conclusivo di Senza fine: stavolta a parlare è un padre che ormai s’è perso nella follia dei giorni, implorando il figlio suicida di ritornare sulla terra, accanto a lui. Un’attesa interminabile e dolorosa, che consuma alla finestra il tempo incessante di vent’anni. Si conclude così questo disco, scritto e arrangiato interamente da Guido Maria Grillo e registrato tra Parma e le Dolomiti. Qua dove il salernitano, tra musica, teatro e letteratura, continua ad esprimere la propria arte, che oggi con Senza fine trova una nuova scintilla di bellezza.

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