Alla scoperta del grunge, dei suoi racconti, dei suoi protagonisti e di come ha trasformato il volto e la cultura di Seattle e del Northwest in G. Storia ed estetica Grunge, il nuovo libro di Matteo Ceschi per Vololibero edizioni

Alla scoperta di un genere musicale che sin dalle prime battute non è mai riuscito a restare chiuso nel recinto di questa stessa definizione. Molto più di una corrente artistica, molto più di un gruppo di ragazzi che si riunisce e fa musica, sicuramente non un movimento. Il grunge ha acceso una lampadina in un angolo dell’America rimasta nelle braccia del buio della noncuranza, nelle strade sporche di Seattle, del Northwest. Là dove il grunge ha prima dato tetto e bandiera ai primi e ultimi abitanti di un contesto – musicale e non – che non trovava aderenza in ciò che suonava altrove, trasformandosi poi in un fenomeno globale, così come lo conosciamo oggi.

Per scoprire questa bella storia ci si affida alla voce degli appassionati. Degli esperti appassionati. Di Matteo Ceschi in questo caso: storico, giornalista, saggista e fotografo milanese che in carriera ha già pubblicato diversi saggi sulla controcultura americana. Lui, che con la sua fotografia in bianco e nero, ha fatto capolino sulle pagine di numerose e prestigiose riviste di settore. Lui, che a settembre scorso, ha dato alle stampe per Vololibero edizioni G. Storia ed estetica Grunge. Un libro bello, pieno, ricco, oserei dire fondamentale per addentrarsi in quella cultura, in quegli anni. Sentirne l’odore acre mentre suona un disco nelle vicinanze.

Un libro, G. Storia ed estetica Grunge, che a dire il vero, ho finito di leggere già un paio di mesi fa. Soltanto adesso ho deciso di scriverne, mentre mi trovo a sfogliarlo una seconda volta. Cosa rara, ai tempi d’oggi, trovare il tempo di ritornare all’interno di un libro già letto, con tutto ciò che lì fuori arriva sugli scaffali e con tutto ciò che da un libro c’è sempre da assorbire. Ci sono ritornato, in G. Storia ed estetica Grunge, perché desideroso di calarmi nuovamente in quel contesto, come un portone che apre la strada ad un luogo che, leggendo, riesci a sentire, a percepire come reale. È indubbiamente questa la caratteristica di un libro buono.

I Bam Bam sono grandi protagonisti di questo libro di Matteo Ceschi

Messa da parte questa introduzione, entriamoci allora in questa porta: in G. Storia ed estetica Grunge Matteo Ceschi ci parla della scena musicale di Seattle partendo dalle origini, dalle sue fondamenta – non dagli anni ’90, non da Nevermind, non da Ten e nemmeno da Badmotorfinger, che hanno invece rappresentato un giro di boa, forse. La definitiva esplosione del grunge nella cultura musicale mainstream -. Partendo dai Bam Bam, formazione a quattro composta da Tina Bell, Tommy Martin, Matt Cameron e Scott Ledgerwood.

Proprio quest’ultimo, bassista dei Bam Bam, ricopre nella genesi di questo volume un ruolo fondamentale: due degli otto capitoli di G. Storia ed estetica Grunge portano proprio la sua firma, e non c’è da meravigliarsi se si tratta di due tra i momenti di maggior splendore di questo bel libro, che contiene all’interno tantissime chicche, alcune delle quali inedite, che immortalano – a beneficio del pubblico di lettori, che siano questi già addentrati all’universo grunge o no – una storia entusiasmante e graffiante.

Con il suo spirito gloomy, cupo e uggioso, il grunge accompagnò il paese in questa delicata fase di passaggio della sua storia mantenendo al centro del dibattito e della narrazione l’individuo e le sue ansie e paure contravvenendo a tutte le regole auree dell’edonismo e del culto del corpo tipiche dell’America reaganiana. Il segreto del successo sembrava passare da quelle debolezze che fino a qualche tempo prima avevano rappresentato l’ostacolo principale all’affermazione dell’io a discapito della collettività e del bene comune.

Si parte dagli anni ’50 e, come un nuotatore che non teme le insidie dei fondali, Ceschi scende giù, fuggendo dalla superficie della narrazione andando a recuperare dettagli e analisi sul contesto vero e proprio che ha dato origine al grunge e ai suoi protagonisti, non soltanto alle rispettive influenze musicali. Dal contesto sociale fino a quello politico, passando per quello umano tra i giovani “emarginati” del tempo.

Dalla musica – bella la sezione, in chiusura del libro, dedicata alle “Dieci canzoni per capire il grunge”, con tanto di qr code che rimanda all’ascolto della canzone, a completezza della loro scoperta e riscoperta – all’estetica del grunge: all’interno del volume trovano posto anche fotografie, copertine, locandine che a loro modo contribuiscono a restituirci un ritratto quanto più nitido e tangibile di quegli anni e della storia narrata.

IL “CASO-JEREMY” DEI PEARL JAM E LA CRONACA NEL GRUNGE

Sono tanti gli aneddoti e curiosità che, all’interno di G. Storia ed estetica Grunge, vengono sviscerate. A proposito di uno degli album che, nell’immaginario collettivo, rappresentano tra tutti la chiave d’ingresso del grunge nel mondo “popolare” della musica – sto parlando di Ten dei Pearl Jam – c’è il racconto dietro il videoclip di Jeremy. Terzo singolo pubblicato dall’album d’esordio della band capitanata da Eddie Vedder, che attingeva a piene mani dalla cronaca del tempo, portata poi in musica e in video attraverso un videoclip che, nonostante una prima censura, ha fatto la storia.

Il concept bianco e nero, a cui la band aveva lavorato insieme al fotografo Chris Cuffaro, per la promozione “visiva” del singolo non era piaciuta alla Epic Records. Entrò così in scena il regista Mark Pellington, autore di una delle clip di maggiore impatto della storia dei Pearl Jam, che si rifaceva – così come la canzone in sé – ad un fatto di cronaca che aveva molto colpito Eddie Vedder, ovvero il suicidio del sedicenne Jeremy Wade Delle davanti agli occhi dei suoi compagni di scuola, con un colpo di pistola sparato l’8 gennaio del 1991.

Nel videoclip viene ricreata quella stessa atmosfera di instabilità mentale che aveva inghiottito il protagonista della canzone. Tra immagini psichedeliche e allucinate in un bosco, dove l’adolescente al centro della canzone liberava la sua natura selvaggia e primordiale, e primi piani su un Vedder completamente assorto nell’esecuzione del brano, s’arriva alla scena conclusiva: Jeremy entra in classe, tira fuori la pistola e si toglie la vita, con gli schizzi del suo sangue a sporcare quella classe di bulli che nel sedicenne aveva visto un diverso, un anomalo.

MTV, all’epoca, censurò preventivamente la scena finale della clip, facendo andare su tutte le furie Pellington e scatenando poi un fraintendimento da parte del pubblico, che con il cut imposto dal canale, aveva creduto che Jeremy avesse in realtà aperto il fuoco sui suoi compagni di classe e non su se stesso. Nonostante ciò, il videoclip di Jeremy incassò ben quattro premi agli MTV Video Music Awards del 1993, primeggiando anche nella categoria Video of the year.

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Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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