Una delle penne più leggiadre, raffinate e brillanti della musica italiana, Erica Mou, ha pubblicato il suo settimo album: Cerchi. Ci siamo presi tutto il tempo per godercelo e poi parlarne. Ecco la nostra recensione

Settimo album in carriera per Erica Mou. La pluri-premiata cantautrice ha rilasciato nelle scorse settimane Cerchi, un’opera attenta, intensa e forte nella sua vulnerabilità. Undici canzoni che si consumano come suole di scarpe in un cammino tortuoso, fatto di ripide salite e pericolose discese. Un cammino di scoperta, riconciliazione e ricerca personale che l’artista, tra le cantautrici più talentuose di questa generazione, compie muovendosi sinuosa sul confine del tempo, esplorandone la circolarità.

L’album, pubblicato per la label Maremadre, e distribuito da Ada Music Italy, segue l’uscita del nuovo romanzo di Erica Mou – la cui arte esplora diversi ambiti, non limitandosi alla musica ma passando per la scrittura e la recitazione – dal titolo Una cosa per la quale mi odierai per Fandango Libri, ed è proprio a quest’opera, rilasciata lo scorso 13 settembre, che si lega la canzone che inaugura la tracklist di Cerchi, Madre, pubblicato anche come singolo promozionale del disco.

Ricordo quando l’ho incontrata / Appena nata / Sentivo l’odore che aveva / Era lei, l’avevo trovata / Dopo il buio e il silenzio del niente” canta Erica Mou in quello che a mani basse è forse la canzone più bella di quest’opera. Un brano in cui la venuta al mondo si miscela e sovrappone ad un malinconico addio. Una carezza che punge sulla guancia e lascia dietro sé il bruciore di uno schiaffo. “Madre, ti ho conosciuta tardi / Quando eravamo entrambe grandi / Da guardarci negli occhi e parlarci“. Un meraviglioso capolavoro che detta il tempo di un disco pieno di bellezza.

“Madre” di Erica Mou

La prima e l’ultima canzone si tendono le mani a descrivere un cerchio. Nel mezzo, il desiderio di fare la muta, una partita a scacchi tra amore e coerenza, una promessa di cura, l’inganno dei trent’anni, una migrazione che non segue il caldo, parole che si incagliano. Ogni brano è un anello, una maglia di una collana. Si torna da dove si è partiti ritrovandosi diversi, tenendosi stretta la voce che conserva le tracce del percorso fatto.

I temi in Cerchi trovano casa sono disparati. C’è il disincanto, le complessità delle relazioni – come in Mani d’ortica, in cui trionfa il contrasto tra il desiderio di lottare per un amore che non riesce a vincere la paura, col risultato di sabotare sé stessi e la relazione – e il senso di perdizione che si trascina alle spalle l’approdo all’età adulta. In Sedimenti si parla proprio di questo, di un inganno che fa il paio coi trent’anni, età in cui si esigono risposte a domande che magare ancore non sono state poste, annegando nelle indecisioni.

Altro bel momento del disco è rappresentato da La festa del santo. Primo singolo rilasciato ad anticipare la pubblicazione del settimo album di Erica Mou, qui si rievocano le sensazioni, immagini e sfumature di una festa di paese intrisa di tradizioni inestimabili congelate nel tempo, a fare da sfondo ad una storia d’amore che trova nell’incomunicabilità la sua più grande sfida: “L’altra sera alla festa del santo / Ho sparato nel petto a un barattolo / Poi stringendo il peluche vinto in braccio / Ho mirato per sbaglio al tuo cuore cristallo / Lo zucchero filava e pure io / Era il nostro addio / In una sera d’estate“.

“La festa del santo” di Erica Mou

In Genesi trova spazio un dialogo inedito e immaginario tra Dio e una donna, l’uno il creatore dell’altra: “Ciao, sono io / Mi hai creata tu / Vivo per te e mi illumino / Ma non farmi mai cose orribili / Se no sarò pronta a ricredermi“. Il concetto di creazione ritorna anche in Piccola vita, dove protagoniste sono le preoccupazioni di una madre che si prepara a fare posto nel mondo di oggi alla propria creatura: “Piccola vita / È difficile per me decidere di farti nascere / Anche perché i cuccioli del mondo poi / Diventano leoni, serpenti e dittatori / E allora dov’è il punto in cui si guasta tutto / Da cui non c’è ritorno e sentiremo freddo?“.

A concludere l’album ci pensa Canzone per la me che sono stata che, assumendo le sembianze di un’intima lettera, pone all’attenzione dell’ascoltatore tutta la speranza e l’amore che Erica Mou nutre verso la sé del passato e verso cui vorrebbe dirottare tutti i pensieri più buoni e calorosi per un avvenire che non è mai stato facile. A lei, a quell’Erica, dedica alcune delle parole più belle di quest’intera opera: “Mi fanno male i piedi / Sono i tacchi che ho portato sulle pietre / Per arrivare al centro di me / Ed ho sbagliato, avrò sbagliato anche stavolta / Mai abbastanza da decidere di smettere“.

Frutto della collaborazione di artisti di grande talento come Molla e Flavia Massimo, e di una speciale residenza artistica al Teatro Petrella di Longiano (FC), che ha visto nascere tutte le canzoni di Cerchi, registrate poi come se fosse una vera e propria live session in presa diretta, questo album, il settimo di una carriera sempre coerente, sincera e solida, rinnovano il pregio artistico di Erica Mou – nome d’arte di Erica Musci -, cantautrice fedele ad un piglio buono e maturo verso la musica, da preservare e salvaguardare. Oggi e sempre.

Cover Cerchi web
Valutazione:
★ ★ ★ ★ ☆

ACQUISTA QUICERCHI
IL NUOVO ALBUM DI ERICA MOU

Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *