Dopo aver trionfato a Tale e Quale Show 2024, Verdiana si prepara a lanciare nuova musica – sognando Sanremo 2025 con Le Deva – e parla con noi di formazione, di cui i giovani della discografia moderna sono sempre più orfani

Solo pochi giorni fa veniva incoronata come la vincitrice assoluta dell’edizione 2024 di Tale e Quale Show, il popolare varietà del venerdì sera di Rai Uno condotto da Carlo Conti – a cui ha fatto recapitare due brani, insieme a Le Deva, per Sanremo 2025 – adesso Verdiana Zangaro si gode il successo ma pensa già alla nuova musica che sta per uscire e, di pari passo, all’impegno costante come vocal coach che da dieci anni porta avanti al fianco dei giovani prospetti della musica italiana.

È ancora freschissima la vittoria a Tale e Quale Show. Tracciando un bilancio, che esperienza è stata?

È stata un’esperienza meravigliosa, molto gratificante. Mi sono trovata una Verdiana inedita, per la prima volta a imitare, una bella prova per me, che sono sempre stata abituata a cantare con il suono della mia voce. Un’esperienza difficile, molto complessa, ma sono doppiamente felice.

Per un’artista con una propria identità definita, ‘svestirsi’ e indossare gli abiti di un altro artista fa più paura o stimola come banco di prova?

A me faceva più paura. È un esplorare territori assolutamente nuovi, forzare su un timbro vocale che hai costruito negli anni. Per me è stato un banco di prova molto difficile, sicuramente non incoraggiante.

Verdiana interpreta Mina a Tale e Quale Show

A proposito di questo, sappiamo bene come ti occupi anche di formazione, essendo da diversi anni una stimata vocal coach. Quanto credi sia importante affermare l’importanza della formazione oggi, nel contesto discografico odierno, dove si va alla ricerca di un successo immediato senza il tempo giusto da dedicare alla preparazione?

Se si guarda oggi alla discografia italiana, e a quelli che fanno numeri importanti, rispondo da vocal coach: la formazione è importante pari a zero. Purtroppo al momento, a parte pochi artisti nel mainstream, non c’è niente di interessante vocalmente parlando. Io sono cresciuta negli anni ’90 con dee della voce: Whitney Houston, Mariah Carey, Celine Dion. Qualcosa c’è ancora, come Ariana Grande e Christina Aguilera, ma sono tutte internazionali. Purtroppo sulla scena italiana adesso non c’è un’altra Giorgia o un’altra Elisa. Parlo di bravura, non di copie.

La concezione del cantante non esiste quasi più e ciò è molto triste. Lavoro a stretto contatto con i ragazzi, ho una scuola da dieci anni dove, solo quest’anno, studiano 102 giovani. I talenti ci sono, ma sono nascosti nelle cantine. Anche io seguo un sacco di giovani cantautori e cantautrici, ma vedo da parte del pubblico una sorta di stanchezza. Le canzoni non possono essere solo hit estive per tutto l’anno…

E non possono tutte durare due minuti per TikTok…

E poi diciamo che si è perso anche un po’ il valore di emozionarsi ascoltando la musica, che invece esiste proprio per quello. Secondo me è come se non ci fosse più niente di nuovo da dire: basta fare la canzoncina orecchiabile che è il clone del clone di un’altra canzone. L’estate scorsa mi trovavo in un festival radio, si sono esibiti venti artisti e ho faticato a riconoscerli tutti. Cambiavano i nomi, ma la vocalità, i suoni e i testi erano gli stessi.

La parola artista credo sia un po’ troppo inflazionata. L’artista è sempre stato tale perché conservava una sua unicità, un proprio pensiero. Sottolineo che non demonizzo assolutamente la musica urban, io stessa sono un’amante della contaminazione, ma oggi in Italia la musica sembra diventata solo quella e credo ciò ci impoverisca dal punto di vista culturale e artistico, in un Paese che ha sempre avuto da insegnare al mondo.

Cerco sempre di far ascoltare ai ragazzi cose del passato, anche ai bambini, che quando arrivano a scuola vogliono cantare solo la canzone del momento. Ma io, così come tutti gli altri vocal coach, cosa potremmo insegnare su un brano di oggi? Come posso lavorare sulla tecnica e insegnare un belting, un vocal fry, un falsetto? Sono cose praticamente morte nella musica attuale. Ci sono tanti ragazzi della GenZ bravi a scrivere e cantare: tiriamoli fuori dalle cantine e diamo inizio ad una nuova era.

Abbiamo tanti esempi di giovanissimi che, partendo dalla cameretta con un brano e “un sogno”, sbancano e arrivano a fare numeri spaventosi. Quando la bolla scoppia però poi, cosa rimane?

È un processo pericoloso. I ragazzini si rivedono in quelli che sono a tutti gli effetti loro coetanei, che diventano famosi con due tatuaggi, la catena al collo e le unghie lunghe due metri e dicono: “Facciamo i numeri, siamo celebri, facciamo una barca di soldi”, ma rimaniamo in un contesto di mediocrità. Anch’io, che magari non ho mai cantato in vita mia, posso andare domani in studio, mettere due parole in croce su un beat che mi produce un qualunque fonico, anche bravo, e diventare ‘artista x’, che fa dire ai ragazzi “se ce l’ha fatta lui posso farcela anch’io”.

Però si tratta di un caso su un milione, poi restano gli altri 999.999…

Esatto, ed è qui che diventa pericoloso, perché nessuno di questi ragazzi pensa che ci voglia la gavetta, che bisogna sudare, che bisogna prendere le porte in faccia, che bisogna andare a scuola e imparare la musica, come si sta su un palco. Le persone nascono con un talento, ma il talento va supportato, perché altrimenti diventiamo una massa di ignoranti su un palcoscenico che si esibisce per due minuti.

Con Le Deva nelle scorse settimane è uscito il singolo Maledetto logico (ne abbiamo parlato qui). Nell’immediato futuro cosa arriverà?

Nell’immediato futuro uscirà un nuovo brano di Verdiana, a chiusura di questo percorso fatto a Tale e Quale Show. Una canzone che ho scritto pochi mesi fa e che parla del pregiudizio che spesso si ha sulle donne. Sul lavoro, quando si cammina per strada. Ancora oggi è un fenomeno che non si spegne, anzi, è un problema molto serio che passa anche per la musica. S’intitolerà Malafemmena, citando Totò e uscirà agli inizi di dicembre. Riprende tutte le figure femminili importanti nella storia: da Eva a Medusa e Fatima, ma non svelo altro.

Le Deva
Verdiana, insieme a Roberta Pompa e Greta Manuzi, forma Le Deva

Con Carlo Conti, prossimo direttore artistico del Festival di Sanremo, c’è stata occasione di trascorrere del tempo a Tale e Quale Show. C’è stato modo di ipotizzare una futura partecipazione al festival?

Io non sono una che si nasconde dietro un dito. Con Le Deva ci siamo presentate a Sanremo con due brani in cui crediamo molto. Il primo è una ballad che ho scritto io due anni fa, mentre il secondo è una uptempo in duetto con una grande artista italiana. Ci crediamo molto, ma a Sanremo si sa, è sempre difficile andare. Ci vogliono andare tutti e ci sono pochi posti. È un palcoscenico importantissimo, per noi sarebbe un’occasione molto grande ma siamo ben consapevoli che ci sono nomi più “caldi” e più appetibili per il pubblico che hanno alle spalle. Noi navighiamo in un limbo, non siamo nuove proposte né super big. Incrociamo le dita.

Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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