Fuori da oggi Nuovospaziotempo, il terzo album in carriera – e il primo con Carosello Records – per la talentuosa cantautrice Emma Nolde, qui “benedetta” anche da Niccolò Fabi

Arriva da oggi sulle piattaforme digitali, e in formato vinile, Nuovospaziotempo. Il nuovo e atteso album della cantautrice Emma Nolde che la vede debuttare ufficialmente tra le fila della Carosello Records. Si tratta di un lavoro molto importante per la cantautrice, che trova al suo fianco in questo nuovo progetto anche un peso massimo del cantautorato italiano, Niccolò Fabi, e che divide la scena con altre firme della nuova canzone italiana: Nayt e Mecna.

Emma Nolde, dopo i primi dischi ben accolti dalla critica, torna ad esso con undici canzoni – tre delle quali già lanciate come singoli promozionali – in un album presentato come “un racconto collettivo, quello di chi vive in provincia e alla periferia del mondo, là dove c’è solo cielo, ma almeno abbiamo fantasia“. In un tempo sospeso, dove si è sempre alla ricerca di qualcosa, Emma Nolde trova nel tempo, nella sua gestione consapevole, la forza per costruirsi – e ricostruirsi, se necessario – verso il proprio posto in un mondo spesso irregolare.

Prima dell’uscita di questo album hai detto: “Parlo di un tempo quotidiano, in un momento storico in cui non esistono solo la terra e il cielo, ma anche Google Earth e iCloud“. Oggi si parla di invadenza tecnologica rispetto ad una vita considerata “essenziale”. Fa realmente paura questa “invadenza”?

A me un po’ fa paura e secondo me farà sempre più paura. Non mi ha mai spaventato l’idea di avere un cellulare o un computer sempre in mano, adesso però mi rendo conto di come il loro utilizzo abbia un peso. Credo che, in generale, sia un’attitudine che abbiamo tutti, quella di distrarci. A me è questo che fa molta paura, il mondo in cui la tecnologia ci distrae e non ci fa vivere le cose che abbiamo intorno.

EMMA NOLDE NUOVOSPAZIOTEMPO album cover 1
Copertina di “Nuovospaziotempo” di Emma Nolde

Nuovospaziotempo è un disco dalla lunga gestazione, i cui lavori sono cominciati ancor prima del disco precedente, Dormi. Possiamo considerare questo come il tuo lavoro più intenso fino ad oggi?

Ne sarei felice. In questo disco ho messo tutto. Ci sono anche canzoni più divertenti, perché sotto sotto so essere anche una persona divertente, anche se non sembra (ride, ndr). In qualche modo scrivere canzoni melanconiche sembra sempre più nobile, ma il fatto di aver lasciato spazio anche a quest’altra parte di me credo renda questo disco ancor più completo rispetto ai precedenti.

La cura e pazienza dietro questo album sono anche la risposta più netta e diretta a quella condanna all’iper-produttività dei giorni nostri che canti in Mai fermi?

Spero che lo sia, anche perché lo abbiamo realizzato prendendoci il nostro tempo, andando in studio per poi uscire da lì, la sera, più felici di prima, anche senza apportare alcuna modifica all’album. Insieme ad Andrea Pachetti e a tutti musicisti abbiamo voluto lavorare con una calma alternata ad una velocità nata comunque in maniera spontanea. Senza alcuna fretta.

“Mai fermi” di Emma Nolde

Sono tanti gli interrogativi che poni in Sconosciuti, rispetto a ciò che sarà tra dieci anni. Quanto rischia di corrodere il presente l’ansia del futuro? O magari può essere allo stesso modo un tempo ben investito, per non farsi trovare poi impreparati?

È una cosa che mi chiedo spesso. Sono una che cerca di prevedere sempre la fine di una storia, il termine di un bel momento. Effettivamente poi mi trovo a riflettere su come ciò non mi permetta di vivere quello che sto vivendo. È difficile rispondere a questa domanda. Credo, forse, che entrambe le cose siano necessarie: se non prendi mai in considerazione la fine di qualcosa, poi è complesso godersele appieno, perché così riesci a comprenderne il valore. Al tempo stesso cerco di non farmi sopraffare da questo pensiero e di essere più contenta di ciò che mi accade, non il contrario.

In Pianopiano! canti “C’è chi vuole arrivare alle stelle e c’è chi come noi preferisce guardarle“. Può valere lo stesso discorso per la discografia, in cui c’è chi si butta in una corsa disperata alla hit a tutti i costi, che magari poi non arriverà mai?

Non ho proprio la spinta né l’intenzione di fare un percorso come questo, verso una “hit”. Certo, non vuol dire nascondersi dietro a un dito. Potrei scrivere una canzone che magari poi arriva alle persone in maniera spontanea, ma è importante non partire con questo come obiettivo primario. Personalmente non saprei neanche come farlo, come seguire un modus operandi che non è il mio e che non fa parte del mio processo di scrittura.

“Pianopiano!” di Emma Nolde

Sirene, la libertà di essere e cambiare secondo le proprie scelte. C’è mai stato un momento in cui non ti sei sentita appagata da ciò che al momento eri, musicalmente o personalmente? Se sì, da dove hai cominciato la risalita verso una nuova consapevolezza?

Probabilmente il momento in cui mi sono sentita meno libera è stato verso la metà degli anni del liceo. Facevo fatica a parlare del mio orientamento sessuale. Non fatica ad accettarlo per me stessa, ma a parlarne con gli altri. In quel momento lì non ero libera, poi mi sono decisa a volerlo essere e ad aiutarmi sono state le canzoni del primo disco. Sono state fondamentali per cominciare ad aprire un dialogo con le persone a me intorno, per rompere un muro. Mi sono servite per farmi capire da chi mi era vicino.

In Nuovospaziotempo trova posto un brano in collaborazione con Niccolò Fabi, Punto di vista. Raccontaci com’è nato, cosa hai appreso da un artista di tale caratura e, inoltre, com’è stato esibirsi davanti a cinquantamila persone al Circo Massimo, in apertura del concerto di Fabi-Silvestri-Gazzè?

È nata in modo spontaneo. Ero in concerto al Monk a Roma, Niccolò Fabi venne a sentirmi e fu lui, al termine del live, ad avvicinarsi e a propormi di fare qualcosa insieme. Fu incredibile e bellissimo. Ho cominciato a pensare a cosa avremmo potuto fare insieme e gli ho inviato un provino di Punto di vista. Mi ha colpito la sua pazienza, innanzitutto nel capire di cosa volessi parlare. Mi ha chiesto di descrivergli nei dettagli la persona a cui mi riferissi nella canzone, un mio amico. Addirittura voleva entrare nei suoi panni per dargli voce, per dare una sua versione e risolvere quanto c’era da risolvere.

Al Circo Massimo invece è stato surreale. Vedere una città che si blocca per tre chitarre acustiche. Certo, sostenute da una band importante, ma pur sempre tre voci e tre chitarre. Tre artisti che hanno una concezione di musica molto “pulita”. Durante il concerto Niccolò (Fabi, ndr) ha cantato Facciamo finta nel silenzio delle cinquantamila persone presenti. Un’immagine potentissima.

Emma Nolde
Emma Nolde

Non è l’unica collaborazione di questo disco. Subito dopo in tracklist troviamo Punto di domanda, insieme a Nayt e Mecna. Cosa ci racconti di questa traccia?

Punto di domanda è nata dopo Punto di vista. Ci tenevo ad avere una canzone in collaborazione con un artista appartenente ad un tipo di cantautorato di una generazione a cui mi rifaccio molto, e dall’altro lato un brano insieme ad artisti con un modo di scrivere che guarda al rap, dimensione dei giorni nostri. Mi piaceva l’idea di lavorare con queste tre persone, che hanno un tale amore per la parola, e ritrovarmi in mezzo. Volevo prendere qualcosa dalla scrittura di Niccolò Fabi e qualcosa dalla scrittura di Nayt e Mecna.

Abbiamo cominciato a scrivere Punto di domanda a Roma insieme a Nayt: siamo partiti da un giro di pianoforte, lui ha iniziato a cantare, abbiamo registrato una volta e così è rimasta. Mecna ci ha raggiunti dopo. È una delle mie parti preferite del disco perché è la fotografia di quel momento lì.

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Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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